mercoledì 7 marzo 2018

MIMOSA



Creavit Deus medicamenta de terra 
et vir prudens non abhorrebit ea

[Siracide, 38:4]


Da sempre associata alla giornata della donna e per questo raramente pensata slegata dall'8 marzo, la mimosa non è da sottovalutare riguardo alle sue numerose proprietà benefiche. Il suo nome ufficiale in botanica è Acacia dealbata, e fu introdotta in Europa dalla Tasmania agli inizi del 1800. Alta fino a 10/12 metri, ha rami penduli che formano una chioma ampia e scomposta; le foglie sono grigio-argentee, bipennate, mentre i fiori, che sbocciano da gennaio a marzo, sono riuniti in capolini sferici, gialli e profumati, a loro volta raggruppati in pannocchie di 7/12 centimetri.
In fitoterapia non sono tanto i fiori ad avere il posto rilievo, bensì la radice. Questa viene tagliata, essiccata e usata sotto forma di capsule, unguenti o sieri. Fra i suoi benefici si contano numerose proprietà anti-infiammatorie; inoltre la corteccia serve anche a curare alcune malattie della pelle, come acne e psoriasi, ma è anche in grado di sviluppare la produzione di collagene e rendere la pelle più elastica e più incline all'auto-rigenerazione. Le foglie e la corteccia hanno proprietà anestetiche a livello epidermico. Anticamente, inoltre, il thè ricavato dalle sue foglie veniva usato come antidolorifico per il mal di denti. In Cina è ritenuta in grado di portare felicità: una volta essiccata o polverizzata, la sua radice è, infatti, un esaltatore dell'umore; così come l’olio essenziale di mimosa che diffuso nell’ambiente svolge una funzione calmante degli stati ansiosi. Mentre ai tempi dei Maya, la mimosa era usata come medicamento  per ferite e lesioni applicandole mediante impacchi sulle ferite; oggi, invece, viene usata in polvere come detergente contro i germi.

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