domenica 3 dicembre 2017

VOLEMOSE BENE - IL SEME DEL DIAVOLO: STORIA DI TERRORE





"La Monsanto è il seme del diavolo, senza ombra di dubbi". E per tale ragione come si diceva quando si parlava schietto e rustico allo stesso modo in cui si mangiava sano, non permettiamo a nessuno di "metter becco" nel nostro piatto, perché le Corporation cominciano a esercitare il loro potere proprio controllando l’alimento, dalla sua produzione sino alla sua lavorazione e distribuzione. Quindi attenzione  perché il cibo, da medicina universale, non divenga in un "gioco di suggestione" perversa e persuasiva lo strumento più efficace di dominio e controllo con buona pace di "tutta" la libertà di cui crediamo di disporre.




Monsanto, il seme del diavolo
Esther Vivas 

“Il seme del diavolo”. È così che il presentatore di un popolare canale statunitense HBO, Bill Maher, in uno dei suoi programmi e in riferimento al dibattito sugli Organismi Geneticamente Modificati, ha battezzato la multinazionale Monsanto. Perché? Si tratta di un’affermazione esagerata? Cosa nasconde questa grande industria di semi?
La Monsanto è una delle maggiori imprese al mondo e la numero uno nelle sementi transgeniche. Nel mondo, il 90% delle coltivazioni modificate geneticamente possiedono loro tracce biotecnologiche. Un potere totale e assoluto. La Monsanto è leader nella commercializzazione di sementi e controlla il 26% del mercato. Segue la Du Pont Pioneer, con il 18%, e Syngenta, con il 9%. Solamente queste tre imprese controllano più della metà del mercato, con il 53% dei semi che sono comprati e venduti su scala mondiale. Le dieci maggiori controllano il 75% del mercato, secondo i dato del Gruppo ETC. Ciò che gli conferisce un potere enorme al momento di imporre ciò che si coltiva e, di conseguenza, ciò che si mangia. Una concentrazione di potere imprenditoriale che è aumentata negli ultimi anni e che erode la sovranità alimentare.
I profitti di queste imprese non conoscono limiti e il loro obiettivo è quello di mettere fine alle sementi locali e antiche, che ancora oggi hanno un peso significativo, soprattutto nelle comunità rurali dei paesi del Sud. Alcune sementi native rappresentano una minaccia per quelle ibride e transgeniche delle multinazionali, che privatizzano la vita e impediscono alla classe contadina di ottenere le proprie sementi, convertendoli in “schiavi” delle compagnie private, senza contare il loro negativo impatto ambientale, con la contaminazione di altre piantagioni, e sulla salute delle persone. La Monsanto non ha risparmiato risorse per porre fine alle sementi contadine: azioni legali contro gli agricoltori che tentano di conservarle, monopolio dei brevetti, sviluppo di tecnologie di sterilizzazione genetica dei semi, ecc. Si tratta di controllare l’essenza degli alimenti e, così, aumentare la propria quota di mercato.
L’introduzione nei paesi del Sud, soprattutto in quelle comunità contadine ancora capaci di contare sulle proprie semenze, è una priorità per queste compagnie. In tal modo, le multinazionali dei semi hanno intensificato l’acquisto e le alleanze con imprese del settore, principalmente in Africa e India. Hanno puntato su coltivazioni destinate ai mercati del Sud Globale e hanno promosso politiche per disincentivare le riserve di sementi. La Monsanto, come riconosciuto dalla sua principale rivale Du Pont Pioneer, è l’“unica guardia” del mercato dei semi, controllando, per esempio, il 98% della commercializzazione della soia transgenica tollerante erbicidi e del 79% del mais, come dispone la relazione  “Chi controlla i fattori di produzione agricoli?”. Questo gli garantisce abbastanza potere nella determinazione del prezzo dei semi, indipendentemente dai suoi concorrenti.

Semi e pesticidi
Tuttavia, siccome la Monsanto non è in grado di controllare in modo sufficiente le sementi, per chiudere il circolo, cerca anche di dominare ciò che si applica nelle sue coltivazioni: i pesticidi. La Monsanto è la quinta impresa agrochimica al mondo e controlla il 7% del mercato degli insetticidi, erbicidi, fungicidi, ecc., dietro altre imprese, a loro volta, leader nel mercato dei semi, come la Syngenta, che domina il 23% del business degli agrofarmaci, Bayer il 17%, BASF il12% e Dow Agrosciences quasi il 10%. Quindi, cinque imprese controllano il 69% dei pesticidi chimici sintetici che sono utilizzati nelle piantagioni su scala mondiale. Gli stessi che vendono ai contadini le sementi ibride e transgeniche, forniscono anche i pesticidi da utilizzare. Un affare a tutto tondo.
L’impatto ambientale e sulla salute delle persone è drammatico. Nonostante le imprese sottolineino il carattere “amichevole” di questi prodotti nei confronti della natura, la realtà è esattamente il contrario. Al momento attuale, dopo anni di forniture di erbicidi della Monsanto, Roundup Ready, a base di glifosato, che già nel 1976 è stato l’erbicida più venduto al mondo, secondo i dati della stessa compagnia, e che viene applicato alle sementi della Monsanto geneticamente modificate per tollerare tale erbicida, è noto che mentre questo prodotto mette fine alle erbe infestanti, molte altre hanno sviluppato resistenze. Secondo i dati del Gruppo ETC, si stima che solamente negli Stati Uniti sono già sorti all’incirca 130 tipi di erbacce resistenti ad erbicidi, in 4,45 milioni di ettari di piantagioni. Questo ha portato ad un aumento dell’uso di erbicidi, con applicazioni più frequenti e dosi più elevate per combatterle, con la conseguente contaminazione dell’ambiente circostante. Le denunce di contadini e comunità colpite dall’uso sistematico di pesticidi chimici sintetici è costante. In Francia, inoltre, il Parkinson viene considerato un’infermità del lavoro agricolo, causato dall’uso di agrofarmaci, dopo che, nel 2012, il contadino Paul François ha vinto la battaglia giudiziale contro la Monsanto, nel Tribunale di Lione, ed è riuscito a dimostrare che il suo erbicida Lasso era responsabile di averlo intossicato e reso invalido. Una sentenza storica che ha permesso un avanzo nella giurisprudenza.
Il caso delle Madri di Ituzaingó, uno dei quartieri nelle vicinanze della città argentina di Cordoba, circondata da campi di soia, in lotta contro le fumigazioni, ne rappresenta un altro esempio. Dopo dieci anni dalla denuncia e dopo aver osservato come il numero di malati di cancro e bambini con malformazioni nel quartiere non si fermava, ma al contrario, aumentava -su cinque mila abitanti, duecento avevano un cancro- sono riusciti a dimostrare il legame tra queste infermità e gli agrochimici utilizzati nelle piantagioni di soia nei suoi dintorni (endosulfano della Du Pont e glifosato del Roundup Ready della Monsanto). La giustizia ha proibito, grazie alle mobilizzazioni, la fumigazione con agrofarmaci vicino alle aree urbane. Questi sono solo due dei molti casi che è possibile riscontrare in tutto il pianeta.
I paesi del Sud, adesso, sono il nuovo obiettivo delle imprese agrochimiche. Mentre le vendite globali di pesticidi hanno registrato una riduzione negli anni 2009 e 2010, il loro uso nei paesi periferici è aumentato. In Bangladesh, per esempio, l’uso di pesticidi è cresciuto del 328% negli anni 2000, con il consecutivo impatto sulla salute dei contadini. Tra il 2004 e il 2009, l’Africa e il Medio Oriente hanno registrato il maggior consumo di pesticidi. In America Centrale e del Sud si attende un aumento del consumo nei prossimi anni. In Cina, la produzione di agrochimici ha raggiunto, nel 2009, due milioni di tonnellate, più del doppio rispetto al 2005, secondo quanto riportato dal rapporto “Chi controlla l’economia verde?”. Gli affari come al solito.

Una storia di terrore
Però, da dove nasce questa impresa? La Monsanto venne fondata nel 1901 dal chimico John Francis Queeny, proveniente dall’industria farmaceutica. La sua storia è la storia della saccarina e dell’aspartame, del PCB, dell’agente arancio, dei transgenici. Tutti prodotti, nel corso degli anni, da questa impresa. Una storia di terrore.
La Monsanto si costituì come impresa chimica e, alle sue origini, il suo prodotto di punta era la saccarina, che distribuiva all’industria alimentare, soprattutto, alla Coca-Cola, di cui è stata una dei principali fornitori. Con il tempo, ampliò gli affari alla chimica industriale, diventando, negli anni Venti, uno dei maggiori fabbricanti di acido solfurico. Nel 1935, assorbì l’impresa che commercializzava policlorobifenili (PCB), utilizzato nei trasformatori dell’industria elettrica. Negli anni Quaranta, la Monsanto focalizzò la sua produzione nelle plastiche e nelle fibre sintetiche e, nel 1944, cominciò a produrre chimici agricoli come il pesticida DDT.
Negli anni Sessanta, insieme ad altre imprese del settore, come la Dow Chemical, venne contrattata dal governo degli Stati Uniti per produrre l’erbicida agente arancio, utilizzato nella guerra del Vietnam. In quel periodo, si unì, inoltre, all’impresa Searla, che aveva scoperto il dolcificante non calorico, l’aspartame. La Monsanto è stata anche produttrice dell’ormone sintetico somatotropina responsabile della crescita bovina. Negli anni Ottanta e Novanta, la Monsanto puntò sull’industria agrochimica e transgenica, fino a diventare l’indiscusso numero uno dei semi geneticamente modificati.
Attualmente, molti dei prodotti made by Monsanto sono stati proibiti, come il PCB, l’agente arancio o il DDT, accusati di provocare danni alla salute umana e all’ambiente. L’agente arancio, nella guerra del Vietnam, è stato responsabile della morte e mutilazione di decine di migliaia di persone, così come della nascita di bambini con malformazioni. La somatotropina bovina, inoltre, è vietata in paesi come Canada, Europa, Giappone, Australia e Nuova Zelanda, nonostante venga permessa negli Stati Uniti. Lo stesso avviene con le coltivazioni transgeniche, onnipresenti nell’America del Nord ma proibite nella maggior parte dei paesi europei, escluso, ad esempio, lo Stato spagnolo.
La Monsanto si muove come un pesce nell’acqua nello scenario del potere. Questo risulta chiaro secondo Wikileaks, dopo aver filtrato oltre 900 messaggi che mostravano come l’amministrazione degli Stati Uniti ha speso enormi risorse pubbliche per promuovere la Monsanto e i transgenici in moltissimi paesi, per mezzo delle sue ambasciate, del Dipartimento dell’Agricoltura e della sua agenzia di sviluppo USAID. La strategia consisteva in conferenze “tecniche”, giornalisti disinformati, funzionari e formatori di opinione, così come pressioni bilaterali per adottare legislazioni favorevoli e aprire il mercato a imprese del settore, ecc. In Europa, su questo argomento, il governo spagnolo è il principale alleato degli Stati Uniti.

Combattere
Di fronte a tutte queste assurdità, sono molti quelli che non rimangono in silenzio e affrontano la questione. Migliaia sono le resistenze contro la Monsanto in tutto il mondo. Il 25 maggio è stata dichiarata giornata mondiale contro questa compagnia e centinaia di manifestazioni e azioni di protesta sono state realizzate in tutto il mondo. Nel 2013, venne realizzata la prima convocazione, migliaia di persone sono scese in piazza nelle varie città di 52 differenti paesi, dall’Ungheria al Cile, passando per l’Olanda, per la Spagna, Belgio, Francia, Africa del Sud, Stati Uniti, tra gli altri, per mostrare il profondo rifiuto delle politiche della multinazionale. L’America Latina è, in questo momento, uno dei principali fronti di lotta contro la compagnia. In Cile, la mobilizzazione ha ottenuto, nel marzo del 2014, la cancellazione della conosciuta Legge Monsanto, che pretendeva di facilitare la privatizzazione delle sementi locali per lasciarle nelle mani dell’industria. Un’altra grande vittoria è stata ottenuta in Colombia, l’anno scorso, quando la massiccia paralizzazione agraria, nell’agosto del 2013, è riuscita a ottenere la sospensione della Risoluzione 970, che obbligava i contadini ad usare esclusivamente sementi private, comprate da imprese di agribusiness, e impediva che venissero conservate le proprie semenze[anche se la questione è molto più complessa]. In Argentina, i movimenti sociali stanno lottando contro un’altra Legge Monsanto, che il paese pretende approvare subordinando la politica nazionale in relazione alle sementi alle esigenze delle imprese transnazionali. Più di 100mila argentini hanno già firmato contro questa legge, nell’ambito della campagna “No alla privatizzazione delle sementi”.
In Europa, la Monsanto vuole approfittare adesso dello spazio che si aprirà con le negoziazioni del Trattato di Libero Commercio tra Unione Europea e Stati Uniti (TTIP), per fare pressioni in funzione dei suoi interessi privati e poter legiferare al di sopra della volontà dei paesi membri, la maggior parte dei quali è contraria all’industria transgenica. Speriamo che le resistenze in Europa contro il TTIP non tardino ad arrivare.
La Monsanto è il seme del diavolo, senza ombra di dubbi.

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